Le rughe

Le rughe del viso Le rughe sono delle pieghe o dei solchi, tendenzialmente poco graditi, che si formano sulla superficie di pelli rese aride e poco elastiche dall’inesorabile trascorrere del tempo. Consistono in un cedimento delle strutture cutanee causato da una carenza di collagene, dovuta allo stiramento e all’estensione ripetuti di alcune zone della pelle, in particolar modo del viso. Anche la carenza di elastina, proteina a cui si deve la morbidezza della pelle, ha un certo ruolo. La sua diminuzione causa l’aumento di volume della pelle e fenomeni quali il doppio mento. In generale le cause delle rughe sono di varia natura: l’età, i fattori genetici, ambientali, costituzionali, esposizione al sole. Le rughe iniziano a manifestarsi mediamente nella donna tra i 20 e i 25 anni di età; nell’uomo tra i 25 e i 30. Non mancano tuttavia casi di rughe precoci dovute all’eccessiva esposizione solare e all’inquinamento. L’invecchiamento cutaneo è un processo biologico causato dalla combinazione degli effetti del tempo (invecchiamento intrinseco) e dei fattori ambientali (invecchiamento estrinseco o fotoinvecchiamento) sulle infrastrutture cellulari ed extracellulari. L’invecchiamento della pelle comporta importanti cambiamenti sia dell’epidermide che dei livelli del derma. La pelle diventa secca, rilassata e rugosa. Oltre al naturale processo di invecchiamento, alla comparsa delle rughe concorrono fattori genetici ed ambientali. È risaputo, infatti, che il fumo, l’alcool, lo stress, l’esposizione a radiazioni luminose (sia naturali che artificiali) o ad agenti chimici (inclusi detergenti troppo aggressivi), così come l’accentuata mimica del viso e gli eccessi in genere, rientrano tra i più fedeli alleati dell’invecchiamento cutaneo. Come accennato, la comparsa delle rughe è legata sia all’inevitabile invecchiamento, che dipende sostanzialmente da fattori genetici (invecchiamento intrinseco), sia da fattori esterni ed ambientali (invecchiamento estrinseco o da fattori ambientali). Nella maggioranza dei casi, queste tipologie d’invecchiamento contribuiscono insieme alla comparsa dei fastidiosi inestetismi quali sono le rughe. La principale causa dell’insorgenza delle rughe è da ricercarsi nella perdita della struttura della pelle. Infatti, con l’avanzare del tempo e/o in seguito all’esposizione a determinati fattori ambientali, le cellule della pelle diminuiscono la loro attività e subiscono danni e alterazioni che portano alla conseguente perdita di elasticità, idratazione, tonicità e compattezza cutanee. Più nel dettaglio, in seguito all’invecchiamento, i fibroblasti (le cellule che si occupano della produzione di collagene, elastina e sostanza fondamentale) presenti a livello del derma diminuiscono gradualmente e inesorabilmente la loro attività, con conseguente riduzione della sintesi di fibre elastiche, fibre collagene e glicosamminoglicani (i componenti fondamentali che aiutano a sostenere e sorreggere la pelle attraverso la formazione di una sorta di impalcatura). Le fibre elastiche e il collagene già formati, invece, si assottigliano e la loro struttura si altera, provocando un ulteriore “cedimento” della pelle. Allo stesso modo, con il passare del tempo, si assiste ad una ridotta produzione di sebo, cui consegue l’assottigliamento del film idro-lipidico che riveste la cute e l’aumento della disidratazione cutanea. Anche i melanociti diminuiscono la loro attività, producendo minori quantità di melanina e rendendo la pelle più sensibile alle radiazioni UV, quindi al fotoinvecchiamento. Il fotoinvecchiamento può essere considerato come il classico esempio d’invecchiamento estrinseco. Infatti, esso è causato dall’eccessiva e non controllata esposizione alle radiazioni UV (naturali o artificiali che siano). Questo tipo di radiazioni favorisce la formazione di specie reattive dell’ossigeno (i radicali liberi) in grandi quantità, favorendo l’insorgenza di un invecchiamento che evolve molto più velocemente rispetto all’invecchiamento intrinseco. È ben noto, infatti, come gli inestetismi del tempo, quali rughe e macchie cutanee, compaiano in maniera decisamente precoce negli individui che, per motivi vari, si trovano ad essere intensamente esposti alle radiazioni ultraviolette. Esistono diverse tipologie di rughe che possono comparire sul volto in seguito ai processi di invecchiamento cutaneo: ·    Rughe d’espressione: La prima tipologia di rughe ad entrare in scena, spesso già in giovane età, è quella delle cosiddette “rughe di espressione”. Poco gradite al gentil sesso, ma spesso apprezzate sul volto maschile, sono dovute alla ripetuta contrazione dei muscoli superficiali, utilizzati – spesso inconsapevolmente – per manifestare le proprie emozioni. Sedi classiche di comparsa sono le zone frontali e perioculari (zampe di gallina). Talvolta tali rughe possono attenuarsi o addirittura regredire spontaneamente al cessare dello stato di reattività psichica che le ha prodotte; più in generale, tendono comunque ad accentuarsi a poco a poco con il passare del tempo, favorite da ogni nuova ed inevitabile contrazione dei muscoli mimici. Non a caso, una volta si consigliava alle donne che volevano prolungare la propria giovinezza di evitare manifestazioni eccessive di felicità o preoccupazioni. ·   Rughe da sonno: Le rughe da sonno sono la diretta conseguenza dell’assunzione di particolari posizioni durante le ore notturne. Inizialmente, scompaiono poco dopo essersi alzati, ma con l’avanzare del tempo esse tendono a diventare permanenti. ·      Rughe gravitazionali: Le rughe gravitazionali sono provocate dall’azione sulla pelle della forza di gravità, che ne favorisce la discesa sui tessuti sottostanti. La comparsa di questa tipologia di rughe è favorita dall’atrofia del tessuto adiposo sottocutaneo e dalle alterazioni della struttura ossea che si accompagnano all’invecchiamento, oltre che dalla perdita di tono, compattezza ed elasticità tipica dell’avanzare del tempo.   Rughe attiniche: Le rughe attiniche sono causate principalmente – ma non esclusivamente – dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette; quindi, rappresentano la manifestazione del fotoinvecchiamento descritto sopra. Questo particolare tipo di rughe conferisce alla pelle un aspetto che viene definito “a pergamena”. Sono diversi i preparati anti rughe nella linea Dulcedo di Cosm’Ethica; Ante Rugam, crema antiage e antiossidante Ante Expression, per un effetto liftante specifico sulle rughe di espressione Oculis Rubet per il trattamento delle borse e le occhiaie

Tinte, decolorazioni e permanenti; come ridurre i danni ai capelli

SERVIZI TECNICI E DANNI AI CAPELLI COSA SUCCEDE SUI CAPELLI E COME RIDURRE I DANNI CAUSATI DA TINTURE, DECOLORAZIONI E PERMANENTI Il desiderio di cambiare look, giocare con i colori o semplicemente coprire i capelli bianchi o modificarne la forma naturale, da riccio a liscio e da liscio a riccio, è ciò che spinge molte donne a ricorrere a questi servizi. Purtroppo, qualunque tipo di trattamento tecnico che vada a modificare la struttura dei capelli, può danneggiarli in modo significativo. LE TINTE Quando parliamo di colorazione ci riferiamo a un composto chimico che agisce sulla struttura del capello alterandone il colore naturale. Per ottenere questo risultato è necessaria la combinazione di diverse sostanze che, legandosi tra loro, permettono di ottenere una certa reazione chimica. Tra queste ci sono gli agenti alcalinizzanti come l’ammoniaca, una sostanza volatile capace di sollevare le cuticole del capello e permettere così il passaggio degli agenti ossidanti come il perossido di idrogeno (acqua ossigenata), attivandone il processo di decolorazione. Il perossido arriva allo strato intermedio del capello dove si trova la melanina, responsabile della colorazione della chioma, e la distrugge per permettere una nuova colorazione. Non tutte le tinte però sono uguali e agiscono allo stesso modo, ci sono quelle temporanee che vanno via dopo uno o due lavaggi, le semipermanenti che resistono per quattro o più lavaggi, e le permanenti, che sono anche le più utilizzate. Le prime sono colorazioni ad alto peso molecolare, in cui i pigmenti di colore sono già pronte e si vanno a depositare sulla parte esterna del capello, dissolvendosi con l’acqua. La tintura semipermanente ossidante, anche conosciuta come riflessante, è una soluzione per ravvivare il colore naturale o coprire i primi capelli bianchi senza ricorrere direttamente alla tinta. Questo perché è un trattamento più delicato grazie all’assenza di ammoniaca, ciò fa sì che la colorazione non vada ad agire sulla struttura del capello, ma che l’effetto rimanga principalmente all’esterno e penetri solo in piccola parte nei primi strati. Si ottiene così un colore luminoso che valorizza la base naturale di partenza, ma che svanisce dopo alcuni lavaggi. Questo tipo di tintura non ha potere schiarente. Hai fretta? Non ti preoccupare, scarica la versione PDF e se vuoi condividilo Download Arriviamo così alla tinta permanente, un trattamento capace di schiarire la capigliatura di due/tre toni e di colorarla allo stesso tempo, ricoprendo completamente i capelli bianchi. Rispetto al riflessante è sicuramente più invasiva proprio a causa della penetrazione dell’ammoniaca e del perossido di idrogeno all’interno del capello. È peraltro vero che negli ultimi anni, dai produttori, molto è stato fatto per creare formulazioni a base di sostanze idratanti che proteggono lo stelo e il fusto del capello, e sono anche meno aggressive e irritanti per il cuoio capelluto stesso, ma l’esposizione frequente a questo tipo di trattamento, può comunque rimuovere il sebo dalla cute e dallo stelo, lasciandoli così vulnerabili alle aggressioni esterne causate dall’ambiente, dallo styling e da altri agenti irritanti. LA DECOLORAZIONE Il biondo, si sa, non passa mai di moda, ma soprattutto rimane il colore più amato per la sua indiscussa capacità di stare bene con tutti i tipi di incarnato e di essere ricco di sfumature sempre diverse: dal miele scuro fino al platino. Chi non sa resistere al fascino di queste nuances deve però sapere che questi colori si ottengono solo attraverso la decolorazione, un trattamento molto aggressivo che indebolisce i capelli in profondità, modificandone le caratteristiche chimiche e strutturali. La decolorazione è utilizzata per rendere il capello più chiaro; per questo è necessario alterare chimicamente la melanina che è naturalmente presente all’interno del capello. A questo scopo vengono utilizzati agenti ossidanti, come i persolfati, in soluzione alcalina o più comunemente l’acqua ossigenata. I nostri capelli contengono 2 tipi di melanina: la “eumelanina” di colorito nero e la “feomelanina” di colorito rosso. Con la decolorazione la eumelanina viene ossidata e per questo è frequente che i capelli decolorati assumano un colorito rossastro in quanto la eumelanina è stata completamente ossidata mentre la feomelanina è ancora presente. Ripetendo più volte il trattamento decolorante, si rimuove completamente anche la feomelanina e i capelli diventano di un giallo-rossastro simile al colore della nicotina, questo perché la cheratina, che è il costituente della fibra del capello, è di colore giallo pallido. Perché la sostanza ossidante utilizzata per la decolorazione raggiunga l’interno del capello e si leghi alla melanina è necessario che passi attraverso la cuticola, cioè attraverso lo strato più esterno del capello, che normalmente ha la funzione di proteggere la corteccia dall’ambiente. Per passare attraverso la cuticola è indispensabile che le squame della cuticola si sollevino e questo avviene a causa dell’alcalinità della soluzione. La decolorazione distrugge circa il 50% dei ponti di cistina che collegano gli aminoacidi e quindi il capello diventa debole, fragile, opaco, assorbe molta acqua, si allungano i tempi di asciugatura e la resistenza alla rottura si riduce di circa la metà e, nei casi più estremi, lo stelo si spezza facilmente. Ovviamente tutto ciò si applica anche in caso di meches, che non sono altro che decolorazioni di singole ciocche, e di decappaggio, che viene effettuata per “cancellare” una vecchia tintura scura. Ripetere spesso il trattamento di decolorazione produce un danno permanente alla cuticola le cui squame rimangono permanentemente sollevate. Questo aumenta la porosità del capello rendendo le future decolorazioni più difficili: infatti il capello molto poroso reagisce male alle decolorazioni assumendo tonalità irregolari e influenzando le caratteristiche principali del capello, quali la resistenza alla rottura, l’elasticità e l’assorbimento di acqua. I capelli danneggiati da ripetute decolorazioni possono assumere un colore verdastro soprattutto se vengono a contatto con prodotti che contengono rame o cloro. Poi non va dimenticato che anche il cuoio capelluto viene a contatto con i reagenti coloranti e decoloranti, causando sensibilizzazioni o alterazioni fisiologiche della cute. LA PERMANENTE E LA STIRATURA CHIMICA La permanente è un trattamento dei capelli di lunga durata, che permette di renderli ricci e maggiormente vaporosi. È un trattamento che consiste nell’avvolgere i capelli, riuniti in

L’ingiallimento dei peli e dei capelli

Peli o capelli ingialliti?! Tutti i peli e i capelli tendono a ingiallirsi ma il fenomeno non si manifesta necessariamente allo stesso modo. Questo si scatena soprattutto nelle stagioni più calde, seppur non è esente in quelle fredde. Per quanto riguarda i capelli grigi o bianchi, va considerato che la melanina, il pigmento proteico naturale che contribuisce a colorare la pelle, i peli e i capelli, è meno, o per nulla, presente; infatti, è la melanina che aiuta a mascherare questo ingiallimento sui peli più pigmentati. Se si mette del giallo su uno sfondo marrone, non risalterà così tanto quanto sul bianco. La scarsa concentrazione di melanina nei peli bianchi li rende anche più vulnerabili al calore, al sole e all’inquinamento. Hai fretta? Non ti preoccupare, scarica la versione PDF e se vuoi condividilo Download L’ingiallimento dei capelli e dei peli è un fenomeno abbastanza comune che può essere causato dal deterioramento di un amminoacido, il triptofàno. I prodotti di questa degradazione, una famiglia di molecole chiamate chinurenine, un metabolita del triptofàno, utilizzato nella produzione della niacina, producono il colore giallo che si deposita sulla superficie della fibra capillare. Anche altri fattori intensificano o provocano questo processo: ad esempio, è noto che l’inquinamento e altre influenze ambientali, il fumo delle sigarette, i processi cellulari e l’ossigeno, favoriscono la formazione di radicali liberi che ossidano le proteine che costituiscono peli e capelli. Ovviamente anche i raggi UV del sole, la durezza dell’acqua e la sua concentrazione di minerali possono svolgere un ruolo importante in questo fenomeno. Inoltre, non va tralasciata l’ossidazione dei grassi provenienti dalle ghiandole sebacee, alcuni farmaci come i beta-bloccanti, o gli antipsicotici, possono far ingiallire lo stelo della nostra amata peluria Le persone che hanno i capelli schiariti artificialmente, decolorati o con Mèche, sono altrettanto colpite da questo fenomeno infatti la prima fra tutte le cause è proprio la tinta. Durante la decolorazione, la colorazione e la tonalizzazione vengono utilizzati dei composti chimici che possono dare delle colorazioni non sempre ottimali, per esempio: potrebbero apparire delle tonalità che virano sull’arancione o sul giallo. Il processo chimico della schiaritura inizialmente permette di ottenere il colore desiderato, ma con il trascorrere delle settimane la tonalità potrebbe variare verso il giallo o l’arancione. In questo caso, l’ingiallimento dei capelli è del tutto normale perché le tinte contengono tre pigmenti: Blu Rosso Giallo I pigmenti blu tendono a svanire e decadere molto velocemente; quindi, con il passare del tempo sui capelli rimangono i pigmenti rossi e gialli che possono dare una colorazione giallastra o tendente all’arancione. Tentare di correggere la sfumatura con le colorazioni bionde più chiare può rivelarsi un vero incubo: l’effetto giallo potrebbe risultare addirittura accentuato. Inoltre, questi servizi tecnici, hanno anche altri effetti collaterali: I capelli diventano più deboli I capelli diventano più crespi I capelli diventano più secchi I capelli tendono a spezzarsi Se noti alcuni di questi segni, significa che i tuoi capelli hanno anche bisogno di essere nutriti e rinforzati. Il cloro e i raggi solari, particolarmente intensi in estate, accelerano questo fenomeno. Non in ultimo, i cosmetici per la cura e la bellezza della chioma o un utilizzo eccessivo di piastre ed altre fonti di calore accentuano il giallo. La prima cosa che bisogna sapere per contrastare il fenomeno è come funziona la ruota dei colori: per contrastare il giallo è necessario utilizzare il colore complementare che si trova nella posizione opposta sulla ruota dei colori: il viola. Lo shampoo Aequilibra Silver, che è di colorito viola, è realizzato appositamente con questo scopo. È adatto per il lavaggio abituale e frequente della capigliatura o della barba; infatti, i tensioattivi con cui è formulato sono realmente delicati, sia sulla pelle che sui peli e i capelli e hanno addirittura una attività ristrutturante; Inoltre contiene diverse sostanze antiradicaliche e antiossidanti, attive anche sul sebo. Anche i capelli più scuri possono beneficiare di questi vantaggi; questi risulteranno con sfumature più intense e brillanti Applica il prodotto come un normale shampoo e i riflessi indesiderati spariranno come d’incanto Se poi hai necessità di una maggior attività ristrutturante e condizionante, utilizza dopo lo shampoo un prodotto della linea Moisturizing; trovi diversi prodotti protettivi, idratanti, con funzione anticrespo e condizionanti con una notevole attività ristrutturante come i nostri Fresh Cudless. Se ti è piaciuto, condividi! Adesso scoprili All Accessori Tutti i prodotti   Back De-Tergo Moisturizing Serum Custom Mix Aromatique Dulcedo Aequlibra Reconstructive ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Aequilibra Silver ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Fresh Cuddles ☆☆☆☆☆€26 – €152View Products Fresh Cudless Plus ☆☆☆☆☆€26 – €152View Products Lascia un commento Annulla risposta Connesso come admin. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* TINTE, DECOLORAZIONI E PERMANENTI; COME RIDURRE I DANNI AI CAPELLI SERVIZI TECNICI E DANNI AI CAPELLI COSA SUCCEDE SUI CAPELLI E COME RIDURRE I DANNI CAUSATI DA TINTURE, DECOLORAZIONI E PERMANENTI Il desiderio di cambiare look, giocare con i colori o semplicemente coprire i capelli bianchi o modificarne la forma naturale, da riccio a liscio e da liscio a riccio, è ciò che spinge molte […] Leggi altro L’INGIALLIMENTO DEI PELI E DEI CAPELLI Peli o capelli ingialliti?! Tutti i peli e i capelli tendono a ingiallirsi ma il fenomeno non si manifesta necessariamente allo stesso modo. Questo si scatena soprattutto nelle stagioni più calde, seppur non è esente in quelle fredde. Per quanto riguarda i capelli grigi o bianchi, va considerato che la melanina, il pigmento proteico naturale […] Leggi altro Combattere gli eritemi solari GLI ERITEMI SOLARI Alcune persone, quelle con la pelle più chiara, prima di abbronzarsi si scottano (anche se sono a rischio scottatura tutte le tipologie di pelle), questo perché i raggi UV entrano nell’epidermide dove la produzione di melanina non è sufficiente da proteggere dall’energia e il DNA delle cellule presenti viene danneggiato al punto […] Leggi altro La laminazione dei capelli La laminazione dei capelli La laminazione dei capelli, tanto di moda in questo momento, fa ottenere una chioma brillante e luminosa sin dalla prima applicazione; peccato che è

Combattere gli eritemi solari

GLI ERITEMI SOLARI Alcune persone, quelle con la pelle più chiara, prima di abbronzarsi si scottano (anche se sono a rischio scottatura tutte le tipologie di pelle), questo perché i raggi UV entrano nell’epidermide dove la produzione di melanina non è sufficiente da proteggere dall’energia e il DNA delle cellule presenti viene danneggiato al punto che queste finiscono per suicidarsi, cioè vanno incontro a quel processo chiamato ‘apoptosi’ che indica la morte di una cellula. Quando il corpo capisce che sono in atto questi suicidi cellulari, incrementa il flusso di sangue nell’aree colpite (quindi in questo caso l’epidermide) per cercare di contenere la situazione: ecco perché qualche ora dopo essere rimasti sotto al sole diventiamo rossi come aragoste. In alcuni casi, i danni provocati dai raggi solari sono tali da portare a vere e proprie ustioni in seguito alle quali si formano bolle piene di liquido che hanno lo scopo di proteggere le zone danneggiate. L’eritema solare è quell’infiammazione della pelle che tutti, più o meno, rischiamo non appena arriva l’estate. Infatti, al primo caldo o raggio di sole, cerchiamo di dimenticare l’inverno nascondendo le sue fatiche dietro un’abbronzatura intensa. Non c’è dubbio che la “tintarella” ci faccia apparire più belli, sani e sereni, ma, dietro l’angolo ci può aspettare una sorpresa fastidiosa. È l’eritema solare. L’ERITEMA L’eritema solare è una manifestazione infiammatoria della pelle dovuta a un’eccessiva e prolungata esposizione ai raggi UV, in assenza di protezione solare o in presenza di una protezione solare inadeguata rispetto al proprio fototipo. Si manifesta poche ore dopo l’esposizione e la sua gravità è variabile: può essere di lieve entità ma può diventare come un’ustione di primo o secondo grado. Anche le parti del corpo non reagiscono tutte allo stesso modo: gli occhi, il naso, le labbra sono più sensibili rispetto a braccia e gambe. Hai fretta? Non ti preoccupare, scarica la versione PDF e se vuoi condividilo Download Per capire come reagisce la pelle in caso di eritema vediamo brevemente come è formata la cute. La cute è composta da tre parti: l’epidermide, che ne rappresenta lo strato più superficiale, è costituita da cellule epiteliali dette cheratinociti. L’epidermide è divisa in strati che dipendono dallo stato di maturazione dei cheratinociti. Lo strato basale è il più profondo ed è adiacente al derma: è un unico strato di cheratinociti di forma cilindrica e rappresenta lo strato germinativo da cui dipende il continuo rinnovamento dell’epidermide. Tra i cheratinociti dello strato basale troviamo i melanociti, deputati alla produzione della melanina. Una volta secreta, la melanina viene trasferita ai cheratinociti. Al di sopra delle cellule basali, troviamo lo strato spinoso che, normalmente, ha uno spessore di circa 5 file di cellule. Al di sopra delle cellule spinose, procedendo nella cheratinizzazione delle cellule, troviamo lo strato granuloso, costituito da 1 o 2 file di cellule. Lo strato superficiale dell’epidermide è lo strato corneo, solitamente di uno spessore equivalente a 3-4 cellule. Si tratta di cellule prive di nucleo, cariche di filamenti di cheratina. Il derma è posto al di sotto dell’epidermide ed è composto di due parti, il papillare, situato a contatto con l’epidermide, ed il reticolare, situato tra papillare e ipoderma. Il derma contiene collagene, fibre elastiche e glicosamminoglicani, che conferiscono al derma le sue caratteristiche di resistenza alla trazione, estensibilità, idratazione e turgore. Nel derma troviamo anche gli annessi cutanei, ossia follicoli piliferi e ghiandole sebacee. L’ipoderma è lo strato più profondo; è costituito da cellule adipose inserite in tralci di collagene ed è riccamente vascolarizzato. L’eritema solare rappresenta un danno acuto della pelle. In seguito a questo danno si ha vasodilatazione e liberazione di sostanze quali: prostaglandine; Alcune citochine; Istamina; Ossido nitrico. Tutte queste sostanze innescano un processo infiammatorio apprezzabile ad occhio nudo con l’arrossamento della pelle. Ma il danno non si limita qui. Infatti, l’eritema solare è essenzialmente dovuto ai raggi UVB che, per il loro elevato livello di energia, inducono un danno diretto al DNA delle cellule basali dell’epidermide. Inoltre, proseguendo l’esposizione solare, anche gli UVA interagiscono con specifiche molecole cutanee, inducendo reazioni di ossidazione che a loro volta creano un ulteriore danno cellulare. È importante sottolineare che ogni persona reagisce in modo diverso alle radiazioni ultraviolette. Il fototipo ci permette di avere una corretta esposizione al sole in base alle nostre caratteristiche e alla risposta che abbiamo ai raggi solari. Sono di certo più a rischio i soggetti con carnagione chiara, capelli biondi o rossi ed occhi chiari. Ma, il rischio di eritema non è solo correlato al fototipo ma anche alla quantità di raggi UV assorbita. Infatti, un elemento importante è l’ora del giorno in cui ci si espone al sole: tra le 10 e le 16, il sole è più pericoloso, soprattutto laddove siano presenti superfici riflettenti la luce, come neve, specchi d’acqua e sabbia. Inoltre, occorre considerare a rischio i bambini sotto i tre anni di età. Sotto l’anno di vita non andrebbero mai esposti direttamente. Al di sopra dell’anno si possono esporre prima delle 11 e dopo le 17 e sempre adeguatamente protetti con capellino, occhiali e filtro ad alta protezione specifico per l’età pediatrica. Anche gli anziani sono più vulnerabili nei confronti del sole. Pigmentus Plus, un’emulsione protettiva medio alta, fornisce un’adeguata protezione dai raggi solari più dannosi. Livelli di eritema La forma lieve di eritema solare si manifesta con un arrossamento che scompare spontaneamente dopo qualche giorno. La pelle scottata appare arrossata, calda e soggetta a prurito per l’aumento dell’afflusso di sangue nello strato cutaneo più superficiale. Possono manifestarsi senso di bruciore e secchezza cutanea. Nelle forme più importanti, quando l’eritema è intenso, si presenta come un’ustione di primo grado con: Arrossamento Rigonfiamento (edema) Vescicole Bruciore Ipersensibilità al tatto e prurito. A distanza di qualche giorno la pelle desquama. Se l’eritema è molto esteso e intenso può essere accompagnato da: Febbre Brividi Nausea Cefalea I pericoli dell’eritema Lo abbiamo accennato prima, l’eritema solare è solo la parte visibile del danno acuto indotto dai raggi UV. I raggi UV inducono un danno cellulare mutageno.

La laminazione dei capelli

La laminazione dei capelli La laminazione dei capelli, tanto di moda in questo momento, fa ottenere una chioma brillante e luminosa sin dalla prima applicazione; peccato che è ricca di siliconi e oli minerali che sigillano i capelli e a lungo andare crea opacità allo stelo. Con Chitosan di Cosm’Ethica questo non avviene. La nostra laminazione è completamente priva di resine plastiche, di siliconi e oli minerali; risana i capelli, elimina le doppie punte, dà una grande brillantezza e ha la stessa durata di quella chimica. Per mantenere il risultato ti consigliamo di lavare i capelli con uno shampoo della linea De-Tergo e l’applicazione di un condizionante della linea Moisturizing.

Aequilibra

Aequilibra: I nuovi detergenti E’ una linea di shampoo trattanti, con la qualità e la delicatezza che contraddistingue Cosm’Ethica da altre aziende del settore cosmetico.Cinque prodotti che hanno l’obiettivo di riportare l’equilibrio sul cuoio capelluto e sullo stelo dei capelli. Gli shampoo Aequilibra usano una base detergente in comune tra tutti, composta prevalentemente da tensioattivi delicatissimi, ottenuti da zuccheri, uniti a un tensioattivo anfotero vegetale, ottenuto da cocco, che si comporta da riequilibrante per la pelle e condizionante sullo stelo, per migliorare le caratteristiche di qualsiasi tipo di capello. I prodotti della linea Aequilibra vengono poi differenziati tra loro con le sostanze e i principi attivi specifici contenuti. Gli shampoo Aequilibra fanno una schiuma ricca e corposa con bolle molto piccole; questo dà molta soddisfazione durante il lavaggio e, allo stesso tempo, sono facili da risciacquare. Non causano elettricità statica, infatti, in molti casi, non è richiesto l’uso di un condizionante. Puoi trovare le specifiche della serie Aequilibra nel menù De-Tergo. Adesso scoprili All Senza categoria Accessori Tutti i prodotti   Back De-Tergo Moisturizing Serum Custom Mix Aromatique Dulcedo Aequlibra Reconstructive ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Aequilibra Silver ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Aequilibra Sebum ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Aequlibra Hyper Sudum ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products Aequilibra Dandruff ☆☆☆☆☆€10 – €62View Products

Stimolare l’abbronzatura e proteggere la pelle dai raggi UV

L’abbronzatura Abbronzarsi velocemente è il miglior modo di evitare danni alla pelle Quando l’estate si avvicina il desiderio dell’agognata tintarella aumenta. Mostrare un corpo abbronzato rappresenta l’obiettivo dell’estate di tantissime persone. Alcuni, quelle con la pelle più chiara, prima di abbronzarsi si scottano (anche se sono a rischio scottatura tutte le tipologie di pelle), questo perché i raggi UV entrano nell’epidermide dove la produzione di melanina non è sufficiente per proteggere dall’energia e il DNA, delle cellule presenti viene danneggiato al punto che queste finiscono per suicidarsi, cioè vanno incontro a quel processo chiamato ‘apoptosi’ che indica la morte di una cellula.  Quando il corpo capisce che sono in atto questi suicidi cellulari, incrementa il flusso di sangue nell’aree colpite (quindi in questo caso l’epidermide) per cercare di contenere la situazione: ecco perché qualche ora dopo essere rimasti sotto al sole diventiamo rossi come aragoste.  Se quindi, da una parte, esporsi al sole può avere effetti benefici (bastano pochi minuti al giorno per attivare la sintesi della vitamina D, che è utile per la salute di ossa e muscoli e per il sistema immunitario), dall’altra può indurre danni sia a breve termine (come appunto le scottature e gli eritemi), sia a lungo termine (come l’invecchiamento cutaneo e patologie molto gravi). I raggi ultravioletti, infatti, possono danneggiare la cute e aumentare il cosiddetto stress ossidativo, inducendo un eccesso di radicali liberi che, a loro volta, hanno conseguenze deleterie sulla salute della pelle. Il processo dell’abbronzatura Quando i raggi solari raggiungono la nostra pelle, penetrandola, incontrano i melanociti che sono cellule dell’epidermide che sintetizzano e secernono melanina; questa è un pigmento scuro prodotto dai melanociti e ha il compito di assorbire i raggi UV che penetrano nell’epidermide così da proteggerci; il sintomo di questa attività, cioè della produzione di melanina da parte delle cellule melanociti, è proprio l’abbronzatura. Non tutti produciamo la stessa quantità di melanina, per questo ci abbronziamo in maniera diversa. La produzione di melanina varia da persona a persona per motivazioni genetiche: In generale chi ha la pelle chiara, produce meno melanina, mentre chi la pelle scura, ne produce di più.  Questo spiega perché le persone con carnagione più scura di solito si abbronzano più rapidamente rispetto a coloro con carnagione più chiara: chi ha la pelle più scura è geneticamente più in grado di proteggersi dai raggi perché produce più melanina, che, dicevamo, si traduce in abbronzatura. L’abbronzatura vera e propria in realtà si forma due o tre giorni dopo l’esposizione solare, l’effetto che vediamo a fine giornata di mare è quello della melanina già presente nell’epidermide. L’ideale sarebbe avere una buona quantità di melanina sin dal primo giorno di esposizione solare e potersi comunque proteggere nelle esposizioni successive. Partendo da queste considerazioni abbiamo sviluppato un programma composto da due prodotti che permettono di ottenere la tanto desiderata “tintarella” in modo sicuro, rapido e duraturo. La prima fase viene svolta con Pigmentus senza esporsi al sole per stimolare la produzione di melanina da parte dei melanociti della pelle. La seconda fase prevede l’esposizione solare con Pigmentus Plus, una protezione solare modulabile gradualmente, giorno per giorno, esposizione dopo esposizione. Adesso scoprili All Accessori Tutti i prodotti   Back De-Tergo Moisturizing Serum Custom Mix Aromatique Dulcedo Pigmentus Plus ☆☆☆☆☆€38 – €186View Products Pigmentus ☆☆☆☆☆€38 – €186View Products Lascia un commento Annulla risposta Connesso come admin. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message*

Il dimagrimento e il tono della pelle

Il Dimagrimento e il tono della pelle Molte persone credono che una volta accumulato grasso in certe zone del corpo sia impossibile rimuoverlo. In realtà i trigliceridi del tessuto adiposo non sono stazionari, ma vengono continuamente mobilizzati e ri-depositati, rinnovandosi ogni 10-15 giorni. Il tessuto adiposo non è più considerato semplicemente un deposito inerte, ma un vero e proprio organo endocrino. In un individuo di 70 kg, la quantità di grasso accumulata nel tessuto adiposo è di 11-15 kg, ciò rappresenta una riserva calorica sufficiente per circa due mesi di vita. Hai fretta? Non ti preoccupare, scarica la versione PDF e se vuoi condividilo Download Fino a pochi anni fa si riteneva che l’iperplasia degli adipociti avvenisse soltanto nell’infanzia. Oggi sappiamo che tale fenomeno può manifestarsi anche nell’adulto, in special modo quando si passa da sovrappeso moderato ad una condizione di obesità. La conferma di questo fenomeno, in parte intuitivo, è stata data dalla scoperta di pre-adipociti, cellule indifferenziate immerse nel tessuto adiposo degli adulti. Tali cellule conservano la capacità di dividersi e, se stimolate ed attivate, di originare nuovi adipociti.  Una volta formate, queste nuove cellule adipose rimarranno tali fino alla morte dell’individuo, potranno quindi aumentare o diminuire di volume ma non di numero. Classiche funzioni del tessuto adiposo• Riserva energetica• Protezione contro gli urti e sostegno meccanico a vari organi• Modellamento della figura corporea• Isolamento termico (tessuto adiposo bianco);• aumento della temperatura corporea e smaltimento degli eccessi alimentari sotto forma di calore (tessuto adiposo bruno). Il primo, il tessuto bianco, nonostante il nome, ha un colorito giallognolo, legato al suo contenuto in carotenoidi. Da solo rappresenta la quasi totalità del grasso di riserva.Gli adipociti bianchi non sono dei semplici serbatoi di grassi, ma cellule metabolicamente attive, in grado di sintetizzare trigliceridi ed immagazzinarli. Le stesse cellule sono anche in grado di idrolizzare questi trigliceridi e riversare il glicerolo e gli acidi grassi ottenuti nel sangue. Gli adipociti hanno anche la capacità di convertire l’eccesso di glucosio in trigliceridi di riserva.Principali funzioni del tessuto adiposo bianco• Sintetizzare trigliceridi ed immagazzinarli come riserva energetica (1Kg = 7000 Cal circa).• Idrolizzare i trigliceridi depositati ed immettere acidi grassi liberi nel sangue.• Sintetizzare trigliceridi a partire dal glucosio.• Ammortizzatore meccanico, isolante termico e produttore di ormoni e sostanze biologicamente attive (adipochine), tra cui la leptina, l’adiponectina, l’interleuchina 6 (IL-6) ed il fattore di necrosi tumorale-α. Il più attivo dal punto di vista endocrino è il tessuto adiposo addominale. Le adipochineHanno un ruolo importante nei metabolismi energetici, infatti, stanno anche alla base della fisiopatologia di malattie molto diffuse (ipertensione arteriosa, obesità, aterosclerosi, diabete di tipo 2). A queste sostanze se ne associano altre ad azione pro-infiammatoria e pro-insulino-resistenza, prodotte dai macrofagi deputati alla digestione di quelle cellule adipose morte, perché rese troppo voluminose dall’eccessivo accumulo lipidico (tipico dell’obesità). Non a caso, è stato dimostrato che il numero di macrofagi presenti nel tessuto adiposo è proporzionale al grado di obesità. La loro migrazione in questa sede sembra correlata allo stato ipossico che si viene a creare negli adipociti in seguito all’eccessiva ipertrofia, che ne determina la morte.L’adiponectina è una proteina appartenente alla categoria delle adipochine. Come tale viene sintetizzata dalle cellule del tessuto adiposo, in particolare dagli adipociti bianchi maturi, e con la sua azione influenza la funzionalità e l’attività strutturale di altri tessuti.Sin dai primi studi condotti, sono emerse le proprietà anti-aterogeniche ed antinfiammatorie di questa sostanza. È stata inoltre dimostrata una chiara relazione tra i livelli di adiponectina e l’estensione della massa grassa. A differenza di quanto scoperto per le altre proteine sintetizzate dal tessuto adiposo, infatti, i livelli di adiponectina sono significativamente inferiori negli obesi rispetto ai soggetti normopeso.Al contrario, gli alti livelli di adiponectina si correlano positivamente con la riduzione del peso corporeo. L’altro tipo di tessuto adiposo, detto bruno, è abbondante nei mammiferi che vanno in letargo (ibernanti) e nei cuccioli. Il ruolo svolto dagli adipociti bruni è diverso da quello ricoperto dagli adipociti bianchi; innanzitutto, perché si tratta di cellule di minori dimensioni, il cui colore scuro è dovuto alla presenza dei citocromi contenuti nei numerosi mitocondri. A differenza dell’adipocita bianco, gli adipociti bruni non contengono un’unica grossa massa adiposa ma tante piccole gocce di trigliceridi, dette vacuoli lipidici. Di conseguenza il nucleo ed il citoplasma non sono situati in periferia ma ben distinguibili all’interno della cellula.Nell’uomo il tessuto adiposo bruno è presente in piccole quantità nel neonato (zona ascellare ed interscapolare). Con la crescita, buona parte di questo tessuto si trasforma in tessuto adiposo bianco; per questo motivo nell’adulto troviamo soltanto delle tracce di tessuto adiposo bruno, distribuite sotto forma di piccole isole cellulari sparse tra i numerosi adipociti bianchi. Pertanto, non esistono depositi esclusivi di tessuto adiposo bianco o tessuto adiposo bruno, ma sempre e comunque depositi misti, dove le relative percentuali differiscono in base alla localizzazione topografica. Oltre ad una differenza morfologica ne esiste anche una di natura funzionale. Mentre negli adipociti bianchi l’idrolisi dei trigliceridi avviene in base alle richieste energetiche dell’organismo, in quelli bruni la degradazione dei grassi avviene in risposta ad un abbassamento della temperatura corporea. Se l’organismo soffre di ipotermia, gli adipociti bruni rispondono andando a mobilitare i propri trigliceridi, dal cui catabolismo si libera energia dissipabile sotto forma di calore. Questo fenomeno è chiamato termogenesi senza brivido, per distinguerlo dal classico brivido (contrazione muscolare involontaria indirizzata alla produzione di calore). La cellula adiposa bruna, che è la cellula dell’organismo più ricca di mitocondri, contiene una proteina mitocondriale, detta, UCP-1 (proteina disaccoppiante), che è il vero e proprio marker di questo adipocita ed interviene nella termogenesi. Il tessuto adiposo bruno si attiva, non solo in risposta ad un abbassamento della temperatura, ma anche in caso di eccessivo introito calorico con la dieta. In teoria questo fenomeno, basato sulla dispersione del surplus calorico sotto forma di calore, dovrebbe garantire l’omeostasi del peso corporeo, indipendentemente dagli eccessi alimentari.Il tessuto adiposo bruno è un “fisiologico tessuto antiobesità”; in caso di ipernutrizione è stato evidenziato un aumento della termogenesi, con effetto preventivo sullo sviluppo

L’elasticità e il tono della pelle

L’elastina è un’altra proteina caratteristica della pelle alla quale garantisce elasticità e possibilità di deformarsi quando sottoposta a tensioni meccaniche; è proprio questo reticolo formato dall’elastina a conferire alla cute la sua naturale elasticità e la sua capacità di resistere alle deformazioni. Tale elasticità, tuttavia, è limitata dall’intrecciatura con le fibre di collagene che conferiscono alla pelle compattezza e resistenza alla trazione.

Denti gialli

Avere denti gialli è uno dei principali motivi di imbarazzo quando ci troviamo di fronte ad altre persone. Impropriamente, infatti, i denti gialli vengono associati a una scarsa igiene orale. Certo, sfoggiare un sorriso “ingiallito” non è un bel biglietto da visita. In realtà le cause dei denti gialli possono essere molteplici e non sempre legate ad abitudini scorrette. Conoscere i fattori scatenanti di questo inestetismo può senza dubbio aiutare a contrastarlo. Non serve, infatti, rassegnarsi ai denti gialli. Le possibilità di migliorare il proprio sorriso oggi ci sono, e sono sicure ed efficaci. Iniziamo subito con il sottolineare che i denti gialli sono, in parte, legati anche a un fattore genetico, quindi molto personale e non influenzabile. Il colore dei denti di ciascun individuo è una caratteristica strettamente individuale e unica. Non tutte le persone, infatti, presentano una dentatura di colore bianco candido. Molte persone, ad esempio, possiedono una colorazione dei denti che tende naturalmente ai toni del giallo, così come vi sono individui i cui denti possiedono una colorazione che tende al grigio. Il colore dei nostri denti, come avviene per quello dei capelli, è scritto nel DNA. A determinare il colore dei denti, così come lo vediamo esternamente, è la dentina, che contiene pigmenti che spaziano da una sfumatura più bianca ad, appunto, tonalità più gialle o grigie. Anche la resistenza e lo spessore dello smalto sono elementi trasmessi geneticamente: se lo smalto è sottile sarà più facile andare incontro a macchie e alterazioni di tinta. Chi nasce con i denti gialli (o maggiormente predisposti all’ingiallimento) in pratica potrà fare ben poco per modificare il colore. Questo non vuol dire che le cause ambientali e i comportamenti non influiscano, anzi. L’ingiallimento dei denti riconosce numerose e differenti cause d’origine, non sempre facilmente individuabili. Anche una persona meticolosa e devota all’igiene orale, per esempio, può notare antiestetiche e sgraziate macchie gialle sui propri denti. Questo perché i pigmenti contenuti in alcuni alimenti (come liquirizia, caffè, tè, cioccolato e caramello) e bibite colorate possono fissarsi negli strati superficiali dello smalto o, addirittura, spingersi in profondità sino alla dentina. Per non parlare, poi, del fumo di sigaretta: l’accostamento “denti gialli-fumatore” è oramai universalmente noto. È possibile che sui denti compaiano macchie “estrinseche”, ossia esterne, dovute alla penetrazione nella struttura dello smalto di pigmenti provenienti dai cibi o bevande. Come abbiamo visto, il caffè, il tè scuro, il vino rosso, la nicotina e altre sostanze contenute nel fumo di tabacco hanno la capacità di colorare le superfici dentali con cui vengono in contatto, e con il tempo scuriscono visibilmente i denti di chi li consuma frequentemente. Le modificazioni del colore possono essere dovute anche a macchie “intrinseche”, ossia interne alla struttura del dente, dovute per esempio ad anomalie nella mineralizzazione dello smalto, a un’assunzione eccessiva di fluoro durante l’infanzia (fluorosi), oppure all’uso di farmaci come le tetracicline durante la formazione dei denti permanenti. Oltre alle abitudini alimentari poco adatte per mantenere la naturale cromia dei denti, l’ingiallimento dentale può esser conseguenza di depositi di placca e tartaro. Anche i processi cariogeni rientrano nella lista dei possibili imputati dei denti gialli: nello stadio iniziale, le carie si manifestano sotto forma di piccole macchie gialle sul dente danneggiato. A tal proposito, ricordiamo che una scorretta igiene orale, oltre a favorire chiaramente la formazione di carie, può anche essere causa di denti gialli. Infatti, anche l’utilizzo prolungato di collutori antibatterici può scurire lo smalto in modo molto evidente. L’avanzare dell’età è un altro dei fattori che può determinare variazioni nella colorazione dei denti. Con il passare degli anni, i denti saranno più soggetti ad ingiallimenti, fino ad assumere una tonalità giallastra o marroncina. Infatti, il processo di invecchiamento scurisce il colore dei denti, perché la dentina, ossia il tessuto osseo che si trova all’interno dello strato di smalto, si ispessisce e tende a ingiallire; dato che lo smalto non ha colore ma lascia trasparire quello della dentina, ne risulta un generale e naturale ingiallimento dei denti.